Si scrive “obsolescenza” ma spesso si legge “truffa”

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Si scrive “obsolescenza” ma spesso si legge “truffa”

I pezzi di ricambio diventano introvabili subito dopo la scadenza della garanzia

 

Guardatevi attorno e contate quanti apparecchi elettrici o elettronici usate. Tanti vero? Smartphone, tablet, portatili, computer fissi, televisioni, home theatre, cordless, stampanti, scanner, console, forni, microonde, asciugacapelli, piastre per capelli, rasoi elettrici, frigoriferi, giusto per citare alcune cose di uso comune. Una marea di dispositivi che magari hanno prezzi alti e che vanno irrimediabilmente a rompersi una volta scaduta la loro garanzia. Giusto in tempo per programmare l’acquisto di un modello più recente.

È l’obsolescenza programmata. Come dice Wikipedia, È una politica volta a definire il ciclo vitale (la durata) di un prodotto in modo da renderne la vita utile limitata a un periodo prefissato. Il prodotto diventa così inservibile dopo un certo tempo, oppure semplicemente fuori moda, in modo da giustificare l’entrata nel mercato di un modello nuovo”. Una specie di via a senso unico verso il consumismo, in cui apparecchiature apparentemente ancora in buono stato vengono buttate via per lasciare spazio a modelli nuovi, più performanti, più belli. E, solitamente, più costosi.

Ma come si verifica questa obsolescenza programmata? Avviene che spesso i dispositivi vengano espressamente progettati per rompersi dopo un determinato periodo, magari risparmiando su alcuni componenti piuttosto che risultare dotati di sistemi elettronici/software progettati ad hoc per creare problemi o rotture. A questo si affianca una strategia commerciale comunicativa diretta a noi consumatori, per invogliarci a cambiare modello addirittura prima del tempo acquistandone uno nuovo e più moderno. Alcuni poi impongono addirittura tariffe di riparazione talmente alte che quasi conviene comprare un prodotto nuovo. Un sistema che va a beneficio solo ed esclusivamente dei produttori, che in questo modo perpetuano la domanda di nuovi dispositivi.

Gli esempi storici per spiegare questo fenomeno si sprecano. Basti ricordare il Cartello Phoebus negli anni venti, lobby dei principali produttori di lampadine occidentali, che allora standardizzò la durata dei bulbi in 1.000 ore, dopo che già si era arrivati a durate di 3.500 ore. O come l’azienda chimica DuPont, che negli anni trenta creò il nylon e lo utilizzò per creare calze da donna che non si smagliassero: lo fecero talmente resistente che l’azienda stessa incaricò alcuni tecnici di rivedere il materiale per renderlo un po’ meno resistente.

L’obsolescenza programmata sembra quasi un dogma per le case produttrici, un dogma che però qualcuno inizia a mettere in dubbio. Parliamo della Francia, dove un emendamento firmato da tre deputati prevede di farla diventare un reato punibile con una pena fino a due anni di reclusione, oltre che con una multa fino a 300.000 euro. I tre deputati Eric Alauzet, Dennis Baupin e Cécile Duflot, mirano a inquadrare le aziende che praticano l’obsolescenza programmata come responsabili di truffa ai consumatori. Anche in Italia Sinistra Ecologia e Libertà ha presentato un emendamento simile, che però è rimasto lettera morta.

Curioso, in tema, è il Rapporto dell’Agenzia Francese per l’Ambiente, dove dice che gli acquisti di apparecchi elettronici sono aumentati di sei volte tra il 1990 e il 2007, mentre nello stesso arco di tempo la spesa per le riparazioni è diminuita del 40%. Ben il 44% dei dispositivi finisce in discarica, senza nemmeno un tentativo di riparazione.

La questione ruota attorno a un punto: è possibile contrastare l’obsolescenza programmata per legge? È possibile poterla determinare in maniera inequivocabile, o si rischiano di innescare contenziosi sul dimostrare che una rottura o un malfunzionamento siano stati o meno davvero stabiliti a tavolino? Nutro qualche dubbio su questo punto, ma riconosco a queste azioni il pregio di aver riportato alla ribalta questo tema: speriamo che la questione non torni subito a sparire.

 

fonti:

http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/si-scrive-obsolescenza-ma-spesso-si-legge-truffa/?utm_source=facebook&utm_medium=social&utm_content=page-travaglio&utm_campaign=premium2016

http://www.secolo-trentino.com/23484/tecnologia/obsolescenza-programmata.html

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